Rosso è…

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Rosso è…

Rosso è

Speciale, perché è un colore antico, usato da sempre, seppure con finalità diverse, per esprimere emozioni, sentimenti e concetti, a volte contrastanti. Splendido e resistente il rosso è simbolo della vita e di contro anche della morte. E’ il colore del sangue, che se scorre all’interno del corpo, è indizio di vitalità, se versato diventa testimonianza di morte; è il colore del cuore, motore della nostra esistenza, ma in alcune culture è considerato il colore dell’anima.

Amore ed eros, passione e coraggio, forza e ardore, impeto e dinamismo, azione e rivoluzione, energia e furore, potere e sicurezza di sé, aggressività e protezione, impulsività e voglia di prevalere, vitalità ed eccitazione, fuoco e pericolo, forza e bellezza, attrazione e repulsione, allarme e divieto, urgenza e debito, calore e distruzione, purezza e libido, carità e guerra, gioia e lutto, peccato e sacrificio, ricchezza e compassione, scienza ed esoterismo, martirio e violenza, inizio e fine. Il rosso è tutto questo e altro ancora.

Nel Novecento gli artisti hanno fatto ricorso all’uso del rosso spesso con esiti di grande fascino. Già anni prima Paul Gauguin aveva trasformato ne La visione dopo il sermone (1888) un ampio campo rosso nello scenario di un evento soprannaturale, mentre Edvard Munch nel cielo striato di rosso de Il grido (1893) aveva condensato le sofferenze del proprio vissuto. Agli inizi del nuovo secolo nuvole infuocate erano assembrate nei cieli dipinti da Emil Nolde e pennellate vermiglie avevano intriso i paesaggi di Karl Schmitt Rottluff, in un’esaltazione cromatica, che portava Henri Matisse qualche anno più tardi nell’Atelier rosso (1911) a immergere gli elementi della composizione in uno spazio pregno di rosso assoluto, colore che Piet Mondrian  cooptava – con differenti finalità e soluzioni formali – all’interno dei suoi lavori a partire dalla seconda metà degli anni 10.

Sono rossi molti dei Concetti spaziali, in cui Lucio Fontana per circa vent’anni ha praticato buchi o tagli, così come gli sfondi di alcuni suoi teatrini. Ma è certamente il Grande rosso (1964) di Alberto Burri l’opera che più efficacemente emblematizza il potenziale simbolico del colore, cui i corrugamenti della plastica combusta e la presenza di un buco nero conferiscono una connotazione drammatica. Bandiere rosse stilizzate sono assiepate nel Comizio di Giulio Turcato (1949-50), svettando sino al limite del quadro, cui Renato Guttuso rese un omaggio ne I funerali di Togliatti (1972). Colore amato da Mario Schifano, che lo ha usato più volte in ampie campiture, facendone il protagonista assoluto di alcuni lavori, il rosso è stato di frequente disposto da Mark Rothko in stesure sfrangiate in quadri intrisi di forte tensione spirituale, e figura molto spesso – per il suo spiccato potenziale segnaletico e in quanto simbolo del sangue – anche nei lavori di Keith Haring.

Anche nelle opere realizzate con la luce, come gli spazi percorsi dal raggio laser di Maurizio Mochetti, le articolate sculture di neon di Dan Flavin, il mappamondo rovente di Mona Hatoum, i truismi fissi e mobili di Jenny Holzer, gli affascinanti ambienti immersivi di James Turrell, il rosso ha un ruolo importante, che attiene alla sua capacità attrattiva e alla sua ampia pregnanza simbolica.

Se Enzo Tempesta chiude in una scatola di legno l’immagine di una rosa rossa a significare il valore prezioso e non effimero dell’amicizia, è Mariantonietta Bagliato a compendiare in un drappo rosso marezzato la preziosità degli affetti famigliari e il senso di protezione dell’ambiente domestico.

La sollecitazione a orientare lo sguardo per scoprire aspetti a volte trascurati del reale, che ci giunge dalla sequenza di immagini di Giuseppe De Mattia, in parte nascoste da pennellate rosse, diventa un vero e perentorio incitamento alla ormai indifferibile difesa della bellezza nel manipolo di uomini di ceramica in marcia di Nicola Genco, dalle cui teste nascono morbidi fiori.

E se la preda sanguinante che il barbagianni di Pierpaolo Miccolis serra nel becco ci ricorda l’esigenza di una mobilitazione per preservare l’integrità della natura, sempre più gravemente offesa dall’azione umana, d’altro canto Massimo Ruiu sfrutta la riconosciuta potenzialità segnaletica del colore per avvertirci della reale pericolosità di una specie ittica, che diviene rossa come l’acqua in cui è immersa.

Un vero e proprio oggetto di culto, da decenni icona dell’eccellenza del Made in Italy, come la Ferrari che sfreccia nel dipinto di Rossella Petronelli, è l’emblema eloquente della velocità e della voglia di prevalere, mentre nel colore dell’impronta digitale di Leonardo sovrapposta a uno dei fogli della Raccolta Windsor, su cui Giuseppe Ciracì è intervenuto con discrezione, è palese il richiamo alla energia creativa del genio.

Se nella delicata e impalpabile corolla di un papavero, tradizionalmente simbolo di semplicità e insieme dell’oblio, Salvo D’Avila ha condensato la fragilità dell’esistenza umana, dando vita a una sorta di vanitas, d’altra parte nella raccolta di bandiere ridisegnate da Marco Neri il rosso è di volta in volta simbolo di rivoluzione, sangue versato per la libertà, coraggio, richiamo a principi religiosi o a virtù civili, a elementi della natura, ma anche al calore vitale del sole. Quel sole che porta a maturazione e dota di squisito sapore i cosiddetti pomodori della Regina, tipici della terra di Puglia, legati in grappoli con fili di cotone, cui i designer DePalma&Pinto hanno regalato vita duratura tramite la ceramica.

C’è, infine, l’opera di Dario Agrimi, in cui il rosso è assente. Un quadrato grigio è ciò che percepisce – al posto del rosso – chi è affetto da acromatopsia, un raro disturbo genetico della vista che – per sempre e irrimediabilmente – trasforma i molteplici e cangianti colori della realtà in una triste e monotona scala di grigi.

Lia De Venere